27 novembre 2010

Un bebe'


He was faced with the sobering realization than any baby enters the world as a stranger, a living riddle demanding to be solved. 
Questo è una specie di traduzione di un post che ho scritto tempo fa in spagnolo e che mi piace molto -un'attimo di egocentrismo ; )-. L'ho scritto dopo aver visto le foto e letto le riflessioni che il fotografo inglese Phillip Toledano ha fatto riguardo la nascita di sua figlia Loulou.
Diventare padri non è lo stesso che diventare madri ma mi sono identificata molto nelle parole di Toledano.

Prima di Emma non ero una persona particolarmente interessata alla riproduzione, neanche adesso ho in mente fare un/una fratello/sorella per lei. Ora sono convinta che è arrivata come risultato dei fatti che si sono intrecciati attraverso le nostre vite senza che noi ci rendesimo conto. Lei non era neanche tra i miei pensieri ne' desideri - ci siamo tanti figli che siamo stati concepiti ancora prima della messa in opera dell'atto biologico che ci vuole per creare una nuova vita.
Come il fotografo Toledano, neanch'io sapevo esattamente cosa dovevo sentire quando è nata. La mia mancanza di desiderio di figli e la mia ignoranza sentimentale non vuol dire che non sia stata voluta e desiderata, si tratta soltanto di vera ignoranza nei fatti delle madri e figli. 
Dopo gli sforzi e lavori che ci vogliono per tirare fuori un neonato, ero esausta e molto sorpresa che una piccola persona così grande ci fosse stata dentro di me, io non sono una donna particolarmente spaziosa, il fatto mi ha sorpreso abbastanza.

Sentirla piangere la prima volta è stato anche sorprendente. Un pianto forte, potente, teatrale. Durante i primi mesi della sua vita ha pianto parecchio (anch'io, abbiamo pianto molto insieme), sempre con questo pianto che devasta il mondo, non c'entra per niente con il solito ueeeeueeeeeeueeeeeeeeeueeeeeeee di tanti neonati. Soltanto una volta ho sentito un pianto come il suo, la stessa tonalità e la stessa potenza, se non l'avessi tenuta in braccio che dormiva, avrei giurato che era lei che piangeva. Le prime settimane della nostra convivenza il suo pianto mi sfiniva, mi lasciava senza volontà e senza pazienza. Ore e ore di coliche, regurgiti e cacche verdi riempivano i nostri giorni. Poi, finalmente, le sue interiora hanno maturato abbastanza e il pianto è stato sostituito per sorrisi in abbondanza e pianti molto occasionali, anche se sempre molto teatrali ; )

Come al fotografo Toledano, anche a me i giocattoli per neonati mi sembravano ridicoli. Troppi colori, troppi rumori. I miei primi acquisti per sono stati oggetti con non gli sono mai piaciuti (non sono rimasta neanche male, stavo prendendo cose per una sconosciuta : )
Gli ultimi acquisti e regali riguardano giochi che strillano come scimmia, cantano, accendono lucine, consumano una quantità infinita di batterie e non sempre la fanno tanto felice come un cucchiaio da minestra e una confezione vuota di 1 litro di yogurt.

Da quando è nata mi sono interessata molto in me stessa. Ho cominciato a chiedere mia madre come piangevo, quanto piangevo, come dormivo, quanto dormivo, quanti capelli avevo, se ho preso il ciuccio (non l'ho preso, Emma neanche), per quanto tempo mi ha allattata, a che età ho cominciato a camminare, se ho gattonato. Come dice Toledano: "When you have a child, she becomes your entire past, present and future".

Ora comincio a preoccuparmi del mio modo di parlare, il modo in cui mi esprimo, tutte le parole che sente da me e che, il modo in cui mi presento al mondo. Emma ha un'archivio gigante, come tutti noi. Il suo archivio però ha delle caratteristiche bellissime che apprezzo molto: ha una memoria duratura, resistente, associativa. Non sopporto le persone che non si ricordano mai niente, dalle cose accadute 5 minuti fa a quelle impolverate di 20 anni fa.
Mi preoccupa un po' quando comincerà a rispondere in modi strani o quando dirà delle cose che sono evidenti ma che non si possono dire, rimarrò senza armi perchè io sempre dico queste cose. Come faccio a dirle che certe cose non si dicono se sono mesi che mi sente dire tutto quello che non si può dire?.

Una delle attività che non mi piaceva per niente era guardare le foto e video dei figli di altri amici. Urletti di qua, urletti di là, tutti per le 100 foto della scena di PincoPaloJunior mangiando la sua prima pappa. Ora non posso fare altro che far vedere foto e video di Emma. Ho i miei rimorsi e ne faccio vedere sempre pochi, mai tutto quello che vorrei far vedere. Tra K ed io ne abbiamo milioni di foto di lei, adesso ha soltanto 10 mesi. È probabile che dopo il primo anno non gli faremo così tante foto -io di mio non so, è la mia modella migliore-. Non vedo l'ora di fare foto dei sui primi scarabocchi e pennellate sui muri. Confeso che, a parte mia figlia, i bambini altrui non mi piacciono, ma le cose che disegnano, i loro pasticci mi piacciono da morire.

Nella mia memoria ho un registro numeroso di canzoncine che hanno accompagnato la mia infanzia. Sono rimaste lì e quando penso mia nonna (la mamma di mia mamma), le canzocine compaiono come musica di sottofondo. Per le canzoni in italiano mi sto facendo una cultura adesso, purtroppo le sento e nessuna ha un ricordo o un significato particolare, sono molto più entusiasta quando gli faccio sentire quelle che so in spagnolo, lei reagisce in conseguenza. 
Voglio fare con Emma come mia nonna ha fatto con me, che ha riempito la mia infanzia di musiche, racconti e suoni, che ora sono parte di me, della nostra storia. 

Questo post partecipa al
Blogstorming

2 commenti:

  1. questo post è bellissimo...grazie:-D
    Annabella

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  2. Ciaooo... ma sei gia' capitata da queste parti : P
    Si', questo post e' molto bello. Perche' le storie che raccontano sulla maternita' e i figli sono tutte "storie". Ognuno si deve scrivere la propria. Grazie della tua visita!

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